storie di boccassuolo


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maggio

IL LIBRO

Prendi una radura distesa in mezzo ai boschi; prendi un violino, una chitarra e una fisarmonica; e prendi un gruppo di uomini e donne che assomigliano ad attori consumati, scintillanti negli elmi e nei vestiti pieni di lustrini, usciti fuori dalla bottega di un sarto dotato di grande fantasia. Questo è il Maggio, nato per cantare in ottonari rimati le imprese degli eroi dei poemi cavallereschi, delle leggende popolari o della storia sacra. Il Maggio ha vissuto per secoli nell’estro di qualche più o meno illustre poeta, che ha trovato ispirazione tra le vallate delle montagne reggiane e modenesi, prima di spegnersi di fronte a un passaggio generazionale che non c’è stato. I giovani non si interessano più di queste rappresentazioni popolari, che un tempo, nelle calde domeniche primaverili ed estive, raccoglievano intorno a sé tantissima gente: gli spettatori assistevano a un tripudio di musica e canti, godendo di un palcoscenico naturale arricchito da pochi elementi scenografici, in cui si fondevano letteratura, cinema, teatro, per uno spettacolo che è espressione tipica del folklore montanaro [continua].

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